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SPRAR, un valido sistema per affrontare l’emergenza dei richiedenti asilo

Basta speculazioni politiche su un problema importante come quello dell’emergenza dei richiedenti asilo. Occorrono soluzioni reali nell’approccio alla questione dei migranti, come ho sottolineato – unico a farlo – in un mio recente intervento durante un confronto pubblico tra candidati sindaci.

Per evitare una gestione autoritaria ed unilaterale da parte delle Prefetture che calano sui territori le quote di rifugiati senza alcuna interazione con gli Enti Locali e le comunità, se eletto sindaco, intendo servirmi dello SPRAR (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati).

Lo SPRAR consiste nella partecipazione dei comuni al programma di protezione – concordato tra ANCI (associazione dei comuni d’Italia) e Ministero dell’Interno – finanziato dallo Stato, in accordo con l’Unione Europea, per accogliere mediamente 2,5 richiedenti per ogni mille abitanti (a Tarquinia sarebbero circa 42). Se i comuni non aderiscono allo SPRAR, i Prefetti provvedono autonomamente e questi, se esistono strutture che possono erogare i servizi previsti dall’accordo, possono collocare i richiedenti asilo anche ignorando il limite descritto.

Dovrebbe ben saperlo anche Gianni Moscherini, che nel 2011 – quando era sindaco di Civitavecchia – ha visto ospitare oltre 700 richiedenti asilo presso il CAS della caserma De Carolis, con i conseguenti disagi che tutti a Civitavecchia conoscono.

Il Comune di Tarquinia ha iniziato la procedura SPRAR ma non l’ha conclusa, per cui gli attuali 23 richiedenti asilo già ospitati a Tarquinia sono parte di una gestione prefettizia.

È facile scatenare risentimento se non viene spiegato che i soldi del programma di protezione sono somme finalizzate dallo Stato solo allo SPRAR. Il problema abitativo invece è un’altra priorità, che necessita di strutturare un programma adeguato e di partecipare ai bandi utili per finanziarlo, come farò se eletto.

Ernesto Cesarini

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